
Penso che uno dei peggiori difetti dell’umanità sia la totale mancanza di Libertà. Scrivo Libertà con la lettera maiuscola perchè è una cosa bellissima, la sola cosa che meriterebbe rispetto in questo mondo grigio, triste e violento.
Un caro amico, il mese scorso, mi diceva che la più grande scoperta del XIX secolo è stato l’individuo. Sarei d’accordo, se solo l’individuo fosse libero. Io credo invece che l’individuo non sia libero per nulla, e non parlo ad alti livelli di Libertà esagerate, bensì delle piccole cose.
Io penso che se pubblichi la foto di un libro su Facebook e qualcuno commenta “Che schifo”, tu non sei libero.
Penso che se un tuo amico trova sul sedile della tua auto il libro Tabù, sul disastro aereo delle Ande, e con uno sguardo tra lo sconvolto e lo schifato ti chiede “Ma che cavolo leggi?!”, tu non sei libero.
Penso che se dici il sabato sera che non esci perchè sei stanco, e ti rispondono “Sei vecchio”, tu non sei libero.
Penso che se sei magro e tutti ti apostrofano con “Sei anoressico, devi mangiare di più”, tu non sei libero.
Penso che se tu dici “Io penso…” e gli altri ti zittiscono, tu non sei libero.
“Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” Voltaire aveva visto giusto, peccato che questa frase sia spesso usata dai grandi liberticidi che incontriamo ogni giorno sulla nostra strada.

Martedì 29 maggio 2012, ore 9.00: la terra trema ancora, epicentro nel modenese, magnitudo 5.9. Mi dispiace terribilmente per chi abita in quelle zone, in questo periodo particolarmente soggette a scosse, ma chi abita al nord? Nella non sismica Milano?
Apri Facebook dopo ogni leggera scia che ci arriva (io abito a Legnano, in provincia di Milano) ed ogni bacheca è intasata da messaggi di gente terrorizzata per il terremoto. Va bene che chi abita al 5° piano magari è rimasto un po’ più scosso (scusate il gioco di parole), può essere che gli siano caduti libri dalla libreria e gli si siano aperte le ante del mobile della cucina, ma in linea di massima si sa che siamo in una zona non sismica, per cui, al massimo, solo un po’ di spavento, ma nulla di più.
Questo è il potere dei media, che stravolgono tutto, monopolizzano non solo le notizie, ma anche il pensiero comune della gente. Per media non intendo solo giornali e televisioni, ma anche tutto il web, compresi i social network, dove è come se si indicesse una gara implicita a chi lo scrive prima, a chi usa le parole migliori, a chi non scade nella banalità. Peccato che nella banalità ci cada chiunque, perchè ormai, dopo scosse ripetute più volte nel corso degli ultimi mesi, abbiamo capito che la terra trema in Emilia ed a noi arriva il retaggio di quei terremoti, nulla più.
Dai terremoti si può passare ad altri argomenti che godono dell’ignoranza del popolo, si pensi alla bomba di Brindisi, per la quale la mafia ha ricevuto un inutile linciaggio mediatico da parte di chiunque, salvo poi essere scoperta innocente. Con questo ovviamente non voglio schierarmi da parte della mafia, ci mancherebbe, dico solo che bisognerebbe parlare con maggior cognizione di causa, ragionando magari di più con la propria testa.
Persino i suicidi sono trattati con differente sensibilità dai giornalisti e, di conseguenza, anche dal popolo bue. Nel 2010, dati alla mano, si suicidarono 3048 persone, di cui 187 per motivi economici, mentre oggi, dopo cinque mesi di 2012, circa 40 persone si sono suicidate per questioni finanziarie. Sempre controllando come è stato affrontato l’argomento, nell’aprile 2011 sono state date 70 notizie di suicidi, mentre il mese scorso 438, e non di certo perchè è aumentato il numero di morti.
La verità è che il giornalista è diventato un commerciante bugiardo, che vuole vendere la notizia in qualsiasi modo ed insegue le mode: oggi cosa attira? Il suicidio? Bene, andiamo a stanarli tutti. C’è il governo che alza le tasse? Controlliamo bene chi si suicida perchè è in crisi economica, così faccio lo scoop. Poi chissenefrega se magari il dato non è in aumento rispetto agli altri anni, tanto prima non ne parlava nessuno, quindi il popolo bue crederà allo scoop.
Il popolo bue, certo, lui sì che crede a tutto…
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In fondo, la morte, non è altro che l’apice del nostro viaggio terreno. Che ci colga giovani o vecchi, in forze o malati, tristi o felici, prima o poi arriverà. Non è una cosa di cui si debba avere, a mio avviso, paura, ma purtroppo c’è ancora molta ignoranza al riguardo. Gente che si tocca i genitali quando vede un carro funebre, colpi di tosse o mugugni appena qualcuno parla di un cimitero o di una tomba, camere ardenti viste come il male oscuro, tutto frutto di un’educazione bigotta e provinciale superstizione figlia dell’ignoranza. “Bisogna avere paura dei vivi, non dei morti” Non ricordo dove ho sentito questa frase, ma ogni giorno me la ripeto con forza, perchè nulla sappiamo sull’ipotetico mondo ultraterreno, possiamo solo supporre, interpretare, forse sperare, in qualcosa, ma di certo non avremo mai nessun dato, finchè non toccherà anche a noi fare il passaggio finale.
Il mio primo approccio con la morte è avvenuto nell’estate del 1997, ero a Santa Maria Maggiore, in montagna, e tornavo da una passeggiata con i miei genitori quando, ad un certo punto, ho visto sul ciglio della strada un cane morto, probabilmente investito, visibilmente decomposto. Probabilmente la reazione di qualsiasi bambino di sette anni in quel frangente sarebbe stata quella di scappare via piangendo, o riportando uno shock indimenticabile. Io invece mi sono chinato sul cadavere maleodorante, con le piccole costole che spuntavano dalla carne decomposta, ed ho cominciato a studiare ogni particolare, a scrutare qualsiasi cosa, senza impressionarmi, ma con curiosità e, paradossalmente, gioia. Da quel momento la morte non mi ha mai fatto paura, anzi, mi ha accompagnato fino ad oggi con passione ed ardore, grazie anche alla mania di mia madre per i cimiteri, luoghi che visito immancabilmente ad ogni mia vacanza.
La morte è l’unica certezza della nostra vita, quando usciamo dal ventre materno, pur inconsapevolmente, sappiamo solo una cosa del nostro futuro, cioè che prima o poi moriremo. Questa mia passione non è una cosa macabra, come molti pensano, tutt’altro, mi aiuta a vivere bene, e ad affrontare un argomento che per la maggior parte delle persone è tabù con ilarità e simpatia.
Chiudo dicendo che il portachiavi del mio mazzo di casa è una piccola bara in legno lucido chiaro, nulla di macabro o di cattivo gusto, come mi è stato detto, bensì frutto della mia piccola mania. Che male c’è? Alcuni hanno come portachiavi lo stemma di una squadra di calcio, altri un logo tribale, io una bara: fa differenza?
A me sembra molto più stupido toccarsi le palle quando si vede un carro funebre.

Dopo il blog calcistico, Il Canto del Gallo, sono tornato a rompere le scatole a tutti, questa volta con un blog “normale”, personale, dove scriverò un po’ di minchiate che mi passano per la testa, non a tema sportivo, ma di vita vissuta.
Ho deciso di iniziare la stesura dei miei pensieri con questo post intitolato “l’indecisione” perchè in fondo è la cosa che contraddistingue le nostre giornate, almeno le mie. Anche per capire che template installare in queste pagine, come impostare i caratteri e via dicendo, l’indecisione la faceva da padrona, l’indecisione ci domina. Non è una parola positiva per cominciare un blog, ma mi sembrava azzeccata, per cui, visto che il blog è mio, che vi piaccia o no, si comincia così, con l’indecisione.
Per quanto riguarda il nome del blog, Atterraggio, beh, se avete visto il film “Le Haine”, allora capite, altrimenti andate a guardare qualche spezzone su youtube, se proprio siete pigri.
Ci si sente proprio meglio dopo una bella cacata
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